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La missione del 72

Il tema principale del Vangelo di oggi è l'invio dei 72 discepoli e la loro missione. Il numero 72 è molto significativo, perché Gesù ha già scelto 12 Apostoli, e ora ne invia altri 72 per la missione. In un certo senso Gesù sta creando una gerarchia: i dodici Apostoli prefigurano l'ordine dei Vescovi; quindi, dobbiamo anche sapere che questi settantadue rappresentano il presbiterio, cioè il secondo ordine dei sacerdoti.

Poi 72 nel senso spirituale è l'inizio di una nuova vita. Nel Libro della Genesi, settanta discendenti di Giacobbe si trasferiscono con lui da Israele in Egitto per iniziare una nuova vita. Nel Libro dell'Esodo, settanta anziani salgono sulla Montagna di Dio insieme a Mosè per conoscere la nuova Alleanza con YHWH per iniziare una nuova vita di Israele con Lui. Così anche Gesù inviando i 72 discepoli dà inizio a una nuova vita per il mondo.

Inoltre, 72 indica la genealogia dei figli di Noè nel libro della Genesi (Gen 10) dove troviamo tutte le discendenze di Sem, Cam e Iafet. Spesso noi lo evitiamo di leggere quella genealogia semplicemente perché il capitolo è noioso, ma nel mondo antico non lo evitavano. In realtà l'hanno letto con molta attenzione. Era chiamata “la tavola delle nazioni” ed era vista come un catalogo da dove provenivano tutti i diversi popoli del mondo. Quindi il numero 72 indica che a tutta la nazione deve essere annunziato un Vangelo che aiuterà a iniziare una vita nuova in Cristo.

Qual è la missione dei 72?

La missione che Gesù affida ai 72 discepoli è quella di preparare le persone all'incontro con Gesù. Allo stesso tempo c'è un legame importante e necessario tra le opere di misericordia corporali e la missione di evangelizzazione. Mentre l'evangelizzazione (l'incontro con Gesù) è sempre il nostro obiettivo primario, ma le opere di carità materiali sono spesso i nostri primi sforzi temporali per l'urgenza dei bisogni delle persone. Tuttavia, nel rispondere a urgenti bisogni materiali, non dobbiamo mai perdere di vista, o fermarci, al compimento del nostro scopo primario, che è condividere con gli altri i beni della salvezza e della vita eterna in Gesù Cristo. Le opere di carità devono diventare i mezzi che portano all'incontro con Cristo.

Poi Gesù aggiunge qualcosa in più, dice: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe”.

L'immagine della messe è insieme istruttiva e profondamente radicata negli scritti profetici dell'Antico Testamento. In Gioele 3:13 e Michea 4:11–14, la mietitura è una metafora del tempo del giudizio. Gesù usa la messe in questo brano per descrivere l'opera del Vangelo e la missione della Chiesa. Utilizzando l'immagine della messe, Gesù comunica un senso di urgenza e la necessità che tutti si impegnino perché il tempo è poco.

Il raccolto non aspetta nessuno e l'entità del lavoro è apparentemente maggiore di quanto i lavoratori possano sopportare. Quindi la mietitura richiede gli sforzi di ogni singola persona, ciascuno nelle proprie capacità, affinché il raccolto abbia successo. Se aspettiamo o scegliamo di non essere coinvolti, il raccolto che doveva essere un raccolto eccezionale potrebbe diventare un raccolto perso. Questo senso di urgenza della mietitura descrive la necessità che tutti siano coinvolti per non compromettere l’abbondanza.

Ma quando sentiamo che tutti sono coinvolti, dubitiamo delle nostre capacità per la missione. Anche i discepoli probabilmente si sentivano un po' inadeguati e mal preparati. Del resto erano stati scelti da Gesù solo pochi capitoli prima (cfr Lc 6,12-16) e avevano appena mosso i primi passi nel loro viaggio verso Gerusalemme. Anche loro erano stati appena corretti da Gesù per la loro errata ricerca della falsa grandezza (cfr Lc 9,46–48), rimproverati da Gesù per la loro possessività e dominio del ministero (cfr Lc 9,49–50), e perfino rimproverati da Gesù per il loro desiderio vendicativo contro i Samaritani (cfr Lc 9,54–55). Erano ben consapevoli dei loro difetti.

Nonostante queste inadeguatezze e la loro preparazione minima, Gesù li manda comunque in missione. Questo ci fa pensare a qualcosa di impegnativo per la nostra vita di discepoli. A volte pensiamo che dobbiamo essere perfettamente preparati prima di poter preparare gli altri a incontrare Gesù o condividere il messaggio del Vangelo. Questo passaggio corregge quel pensiero errato. Ci ricorda che ogni discepolo è chiamato ad essere un missionario che condivide con gli altri qualunque esperienza di Gesù essi stessi abbiano ricevuto. Per questo essere missionario è fondamentale ed essenziale per il discepolato.

C'è una necessaria correlazione tra queste due sfaccettature dell'essere cristiano. Non possiamo essere missionari se smettiamo di essere discepoli e non possiamo essere discepoli fedeli se rifiutiamo di essere missionari. Per questo motivo, la comune descrizione di “discepolato missionario” è spesso usata per ispirare i cristiani affinché tutti approfondiscano il proprio impegno al seguito di Gesù (discepolato) e si rendano conto anche del loro obbligo di invitare gli altri al seguito del Signore (missionario).

Allora carissimi, accogliamo questa sfida di zelo missionario. Cerchiamo di essere le mani e i piedi, la voce e il tocco di Gesù per gli altri, cominciando però prima dai vicini, nelle famiglie, perché possano incontrare Gesù nella loro vita e così possiamo glorificare Dio.

Sia lodato Gesù Cristo!

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