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La diagnosi di Buddha e la cura di Gesù


Le letture di oggi rivelano il compimento delle profezie dell'Antico Testamento che da secoli gli ebrei attendevano. Forse suona un po' come un'esagerazione quando leggiamo che un uomo arriva vestito in modo strano e dice, sulle rive del fiume Giordano, di pentirsi perché il regno di Dio è vicino e tutti corrono da lui. Ci sono tante cose nascoste in questa piccola parte. Il popolo ebreo andava da lui perché era convinto che molte cose si erano compiute.

Il popolo ebraico attendeva il tempo della salvezza in cui avrebbe trovato un nuovo regno, un nuovo re, una nuova creazione, un nuovo esodo, una nuova Gerusalemme e un nuovo Tempio. E attendevano anche il nuovo Elia profetizzato dal profeta Malachia prima del tempo della salvezza.

Nella prima lettura vediamo la profezia di un nuovo re, regno e creazione, e il protagonista del Vangelo è Giovanni Battista. Prima di tutto, il suo abbigliamento attira la nostra attenzione: un indumento fatto di pelo di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi. Nell’Antico testamento, secondo libro dei Re (2 Re 1:8), vediamo Elia che indossa il medesimo abbigliamento. Quindi Giovanni Battista rappresenta il nuovo Elia preannunciato dal profeta Malachia.

Inoltre, il Vangelo testimonia anche che la profezia: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” riguarda Giovanni Battista. L'immagine di preparare la via nel deserto è un'immagine dell'esodo del popolo d'Israele dall'Egitto. Sappiamo che quell’Esodo verso la Terra Promessa termina al fiume Giordano. Da lì Giovanni dice: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. All'udire ciò Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrono a lui e si fanno battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Perché hanno capito che è giunto il momento del nuovo Esodo che stavano aspettando. Ecco perché tutti accorrono da Giovanni. Così preannuncia il compimento delle speranze del popolo d'Israele. Mentre accendiamo la seconda candela della speranza nella corona dell'Avvento, oggi meditiamo su questa speranza.

Quando ascoltiamo il regno di Dio, di solito pensiamo alla vita dopo la morte. Ma il regno di Dio è la vita in Cristo, è vivere nel presente perché la vita in Cristo è vivere nella santità.

Infatti, solo il momento presente può renderci santi. Il passato non può farlo perché è morto, e il futuro non può, perché non è ancora nato. Nel presente possiamo ricordare il passato o anticipare il futuro, non possiamo fare nulla nel passato anche se possiamo fare qualcosa per il passato: possiamo ricordarlo, possiamo dimenticarlo, possiamo capirlo ecc. così anche con il futuro. Possiamo solo fare qualcosa per il futuro: possiamo preoccuparcene, o possiamo pianificarlo responsabilmente, e possiamo affidarlo a Dio. L'oggetto della nostra coscienza può benissimo essere il passato o il futuro, ma il soggetto della nostra coscienza è sempre presente.

Ma purtroppo tante volte noi viviamo nei due tempi irreali del passato e del futuro. Pensiamo al passato e al futuro molto più di quanto dovremmo e al presente molto meno di quanto dovremmo. Lasciamo che il passato e il futuro ci controllino e viviamo nella tristezza o nell'ansia. Portiamo ancora con noi, nel presente, le ferite del passato. Ciò è inevitabile fisicamente, ma è evitabile mentalmente. C'è una chiave per uscire dalla prigione del passato, e si chiama perdono.

Gesù usa quella chiave per il buon ladrone sulla croce. Anche quando coloro che lo circondavano vivevano nel passato e si rallegravano che il ladro ricevesse ciò che i suoi peccati passati meritavano, Cristo viveva nel presente e vedeva, in quel momento presente, il Paradiso nel cuore del ladrone pentito. Per questo gli disse: «Oggi sarai con me in paradiso» (Lc 23,43). Poche ore dopo, quando il ladrone morì, poté entrare in Paradiso perché era già in Paradiso con il cuore pentito. Pertanto, il perdono e il pentimento sono la serratura e la chiave per entrare nel regno di Dio. Quello che ci rende felici è che se siamo pronti a prendere la chiave del pentimento per aprire la porta della misericordia di Dio adesso, raggiungeremo il regno di Dio nei nostri cuori.

E in secondo luogo, vivendo nel desiderio eccessivo, permettiamo al futuro di controllarci. Ora potremmo pensare che Buddha avesse ragione quando disse di eliminare completamente il desiderio. Ma in realtà è un'eutanasia spirituale, equivale a uccidere il paziente per curare la malattia. La diagnosi del Buddha è corretta. Vedeva la sofferenza come il divario tra desiderio e soddisfazione, e poiché era impossibile aumentare la soddisfazione al livello del desiderio, consigliava di ridurre il desiderio al livello della soddisfazione. Ma il problema è che anche se siamo totalmente contenti e soddisfatti, desideriamo ancora che quella soddisfazione continui nel futuro, quindi viviamo ancora nel futuro e nel desiderio e, quindi, nella paura e nell’angoscia.

Cristo concorda con la diagnosi di Buddha. Cioè, il desiderio egoistico, l'avidità e "sia fatta la mia volontà" sono la causa della sofferenza. Ma invece di eliminare i desideri, Cristo prescrive la trasformazione dei desideri. Questo è ciò che chiede Giovanni, “convertitevi”. La parola greca usata qui è “metanoia”. Una trasformazione completa. Passare dall'egoismo all'altruismo, dalla nostra volontà alla volontà di Dio, desiderare con più passione, non meno, quando desideriamo la volontà di Dio piuttosto che la nostra, poiché quella volontà, a differenza della nostra, è perfetta. Così possiamo vivere, come leggiamo nella lettera ai Romani: “noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno”. (Rm 8,28).

In breve, Giovanni ci invita a vivere nella virtù della speranza. La speranza non è un desiderio, è quasi l'opposto del desiderio, poiché il suo oggetto non è qualcosa nel futuro ma qualcosa nel presente: non le cose buone che vuoi che Dio ti dia in futuro, ma il buon Dio che ti sta dando esattamente ciò di cui hai bisogno.

Ascoltiamo ciò che dice il Signore: "Nel tempo propizio io ti ho ascoltato e ti ho soccorso nel giorno della salvezza". Allora san Paolo esorta: Ecco, ora è il tempo propizio; ecco, ora è il giorno della salvezza. (2Cor 6:).

Sì, questo è il momento della salvezza, ora è il momento di raggiungere la santità. Domani è sempre un giorno lontano. Se vuoi essere santo, sii santo oggi. Solo nel presente puoi agire, solo nel presente puoi scegliere di aprire i cancelli della prigione del passato e del futuro. Solo nel presente puoi cambiare il tuo futuro, e persino il significato del tuo passato, come ha fatto il Buon Ladrone. Solo nel presente puoi essere santo ed entrare nel Regno dei Cieli. Quindi viviamo ogni giorno in santità con pentimento e speranza.

Sia lodato Gesù Cristo!

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