Il Vangelo di
oggi è molto ricco. Ogni parola del Vangelo contiene segreti spirituali profondi.
Quindi Gerico significa la
città del peccato. Una città che ostacola lo scopo di Dio. Quindi, potremmo
dire che Gerico rappresenta la cultura che avvelena la mente e il cuore, che
produce cecità spirituale. L'incapacità di vedere la verità più profonda delle
cose. Quindi il modernismo è una specie di cecità. Gli occhi vedono il mondo in
tutte le diverse dimensioni. Ma a volte non vedono la profondità, cioè la
dimensione di Dio. Perciò, è una sorta di cecità spirituale prodotta da una
cultura. Quindi il cieco Bartimeo seduto vicino alle mura di Gerico in un certo
senso rappresenta l’attualità. È un simbolo di ognuno di noi. Sprofondati in
una cecità causata dal mondo e dalla cultura che abitiamo.
Ora la grande
virtù di Bartimeo è quella di mendicare. Sentendo che Gesù sta passando si
mette a gridare e a dire: "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me! Bartimeo
sa di essere cieco e inoltre sa che non c'è niente che possa fare per risolvere
il suo problema. Questa è la cosa importante nella vita spirituale: riconoscere
la nostra impotenza di fronte al peccato. Questo è ciò che facciamo all'inizio
di ogni santa messa. Come Bartimeo diciamo abbi pietà di me. Le parole usate
nel testo originale sono Kyrie Eleison. Sono parole greche. Questa è la stessa
parola che riprendiamo ora nella liturgia, indipendentemente dalle lingue. Come mai?
Perché usando la stessa parola che usava Bartimeo torniamo indietro nel tempo a
2000 anni fa e imitiamo Bartimeo in tutto e per tutto, con lo stesso spirito
con lo stesso linguaggio supplichiamo.
È interessante
notare come lui supplica: Figlio di Davide, abbi pietà di me. La parola Figlio
di Davide sta per Messia. Quindi in realtà sta professando che Gesù è il
Messia. La profondità della fede di quest'uomo ci stupisce. Perché l'uomo che
non aveva mai visto Gesù ma solo ne aveva sentito parlare ha creduto in Lui.
Quindi quest'uomo ci mette davvero in imbarazzo. Perché abbiamo occhi e
orecchie, e migliaia di testimonianze di cristiani e di due mila anni di
esistenza della Chiesa, ma ancora certe volteci manca la fede. Quindi ricordiamo
quello che san paolo ha detto: “la fede viene dall'ascolto e l'ascolto riguarda
la parola di Cristo.” (Rom 10:17)
Quindi annunciare
Cristo diventa anche nostro dovere. Sapete non sono gli apostoli a portare il
cristianesimo in Italia, a Roma. No. Ma una signora, di nome Priscilla che ha
diffuso la fede pur non andando in giro per mondo a predicare, ma si presume
che abbia parlato di Cristo attraverso il linguaggio ordinario nella vita di
tutti i giorni. Quindi, questa domenica dedicata alle missioni, ci ricorda il compito
comune di parlare di Cristo nella vita ordinaria.
Consideriamo ora
cosa accadde quando Bartimeo confessò la sua fede. La folla lo rimproverò,
dicendogli di stare zitto. Ecco, quando ci rivolgiamo a Cristo, c’è sempre una
parte di folla che si ribella contro di noi. Specialmente in questa nostra
epoca iper-modernizzata, quando ci rivolgiamo a Cristo, non dobbiamo pensare
che la maggior parte delle persone ci sosterrà o ci apprezzerà.
La cosa più
sorprendente è che la stessa folla chiama quando Gesù dice di chiamarlo. Una
società ipocrita che sta con Cristo ma non lascia avvicinare a Lui nessuno. In
effetti questa folla dovrebbe spaventarci. Quindi ognuno deve esaminarsi e
capire a quale parte di folla appartiene.
Sopra ogni sorta
di ipocrisia, Bartimeo continuava a gridare. Ecco la seconda virtù di Bartimeo
è la sua perseveranza. La perseveranza nella preghiera è qualcosa che la Bibbia
ripete molte volte. Sant'Agostino dice che se Dio rispondesse immediatamente a
tutte le nostre preghiere non saremmo pronti a ricevere. Il cuore deve
espandersi per ricevere ciò che Dio vuole dare. Quell'espansione richiede tempo.
Quindi Bartimeo aspetta.
E ora Gesù lo
chiama a sé. La parola “chiamare” in greco è kaleō, da cui deriva “ecclesia”
significa “chiamare fuori”. La Chiesa, quindi è una comunità di persone che sono
state chiamate da Gesù dalle vie di questo mondo. Quindi ogni Messa è una
ripetizione di questo vangelo. Ognuno di noi sta al posto di Bartolomeo. Il
nostro status sociale o le nostre debolezze non sono la norma. Al contrario,
ciò che occorre è la fede in Gesù che è venuto per salvarci e il coraggio di
esprimerla. Quindi essere in chiesa e andare a messa significa non rifiutare la
chiamata di Gesù che ti salva.
Nota anche la
risposta di Bartimeo alla chiamata di Gesù. Si dice che balzò in piedi e andò
da Gesù. Leggiamo che il bambino nel grembo di Elisabetta sussultò di gioia.
Sì, questi sono passi da gigante che si verificano solo quando sono pieni di
Spirito. Se non c'è gioia nel sentirsi dire di venire alla santa messa, allora
questo vangelo deve essere ascoltato più volte.
Allora Gesù
glielo chiese. Cosa vuoi che faccia per te? Non è che Gesù non conoscesse il
suo bisogno. Ma chiede per capire il suo atteggiamento. Abbiamo visto una domanda
simile la settimana scorsa. Quando è stata rivolta la stessa domanda ai
discepoli Giacomo e Giovanni, che erano stati con Cristo per 3 anni, hanno
chiesto a Gesù di sedersi a sinistra e a destra quando lui verrà nella gloria –
cioè autorità e onore. Ma Bartimeo che incontra Gesù per la prima volta, gli
chiede misericordia e guarigione.
La guarigione non
è solo per la sua cecità, ma anche per le ferite inferte al cuore, le
degradazioni e le offese che ha ricevuto da cieco. Quindi chiede una nuova
vita. È un mendicante. Poteva chiedere se volesse ricchezza e una vita comoda
per il futuro. Ma ha chiesto solo la grazia di Dio che trasforma la vita.
Questa è una lezione per noi. Spesso quando noi preghiamo, preghiamo solo per
cambiamenti temporanei piuttosto che per la grazia che cambia la nostra intera vita.
Quindi imitiamolo e preghiamo per la luce della fede che solo noi possiamo
vedere con gli angeli al di là delle ricchezze, dei beni terreni e degli onori.
Ecco per la visione della fede. Questa è la luce della fede.
Nell'enciclica
“Lumen fidei” La Luce della Fede di cui metà è scritta da Papa Benedetto XVI e
completata da Papa Francesco, si legge:
“È urgente perciò
recuperare il carattere di luce proprio della fede, perché quando la sua fiamma
si spegne anche tutte le altre luci finiscono per perdere il loro vigore. La
luce della fede possiede, infatti, un carattere singolare, essendo capace di
illuminare tutta l’esistenza dell’uomo. Perché una luce sia così potente, non
può procedere da noi stessi, deve venire da Dio. La fede nasce nell’incontro
con il Dio vivente, che ci chiama e ci svela il suo amore, un amore che ci
precede e su cui possiamo poggiare per essere saldi e costruire la vita.
Trasformati da questo amore riceviamo occhi nuovi, sperimentiamo che in esso
c’è una grande promessa di pienezza e si apre a noi lo sguardo del futuro.” (Lumen
Fidei n.4)
Carissimi, penso
che tutti possiamo vederci nel cieco Bartimeo. Siamo come mendicanti ciechi. Siamo
ciechi alla luce della fede e spesso siamo affamati della verità del Vangelo e
quindi, come il cieco Bartimeo, abbiamo bisogno di chiedere al Signore la luce
della fede, per dare il dono della fede non solo a noi stessi, ma alle nostre
famiglie, e a coloro che amiamo, a tutti coloro che nel mondo camminano ancora
nelle tenebre, non sapendo chi è Gesù, il Figlio di Davide, che è venuto nel
mondo per avere pietà di noi.

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