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Il mistero nascosto nel pane e del'olio della vedova di Sarèpta

 

Le letture di oggi si soffermano principalmente su due vedove che, proprio per la loro condizione, devono reimpostare la loro vita e si affidano totalmente alla divina provvidenza.

Nella società di quel tempo le vedove rappresentano il gradino più basso per capacità, per ricchezza e per importanza. Nel Vangelo si parla di una vedova che si priva di tutto quello che ha per donarlo al tempio. "Questa vedova, così povera, ha messo nel tesoro più di tutti gli altri.." scrive l evangelista Marco, due sole monete che fanno un soldo. "Altri, infatti, hanno messo parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere". Molti offrono a Dio quello che a loro non è indispensabile; quindi, ci chiediamo cosa abbia spinto questa donna a fare il contrario. Allora, per compiacere Dio bisogna offrire denaro? NO, MAI!!

Al contrario, quando offriamo denaro in Chiesa ammettiamo, consapevoli o inconsapevoli, due cose.

(1) Il denaro non è il mio Dio. Sappiamo che basta poco tempo perché il denaro diventi Dio. Nel Vangelo di domenica scorsa ci viene ricordato in particolare un comandamento "Non avrai altro Dio all'infuori di me". Quindi, quando facciamo l’offerta, in realtà proclamiamo che la ricchezza non è il nostro Dio da cui dipendiamo.

(2) Proclamo la mia completa fiducia in Dio. La ricchezza è uno degli elementi più essenziali per noi per vivere in questo mondo. Quando la offriamo a Dio, lasciamo il resto della nostra vita alla sua provvidenza. Così la nostra dipendenza si sposta dalla materia al creatore.

Per questo diciamo che Dio non guarda alla quantità del nostro contributo ma alla qualità dell’offerta. Sebbene i ricchi mettano più denaro della vedova, il contributo della donna è qualitativamente molto maggiore del loro, perché ha dato tutto quello che aveva e ha dedicato l'ultima parte della sua vita alla provvidenza di Dio.

Inoltre, nella prima lettura troviamo un'altra vedova, che ci mostra la pienezza della sua fede nella provvidenza del Signore. Il mistero nascosto dietro questo episodio (1 Re 17:10-16) è piuttosto interessante. Quando lo scopriremo, dimenticheremo noi stessi e loderemo Dio, perché è un’anticipazione del suo prossimo piano. Cerchiamo di capirlo con attenzione.

Nel IX secolo avanti Cristo, il re Achab fu infedele al Signore e adorò Baal, costruì i templi per Baal e consacrò divinità Asherah. Quindi il signore non mandò più pioggia e neve, e venne la siccità. Su ordine del signore il profeta Elia andò dalla vedova di Sarèpta. E quando arrivò alle porte della città, vide una donna che raccoglieva legna. La legna è un simbolo di preparazione per un sacrificio. Elijah prima le chiede se può dargli da bere. Quando va a prendere l'acqua, Elia fa la richiesta successiva: "Porta del pane". È facile per noi dare qualcosa dall'abbondante, ma come si può dare quando si ha poco'? Quindi la sua risposta fu: “Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo”. Ma Elia le disse: “Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi, ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”.

In un certo senso questo sembra essere l'evento più insensibile della Bibbia. Ma in realtà è una prova di fede, avrà paura che Dio non possa provvedere? o confiderà che anche se dà il suo ultimo pasto ad Elia, Dio attraverso il suo profeta si prenderà cura della sua famiglia? Ma lei supera questa prova credendo alle parole di Elia e porge al Profeta da mangiare dal suo ultimo pasto.

Quindi la parola di Dio “Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4:3) diventa letteralmente simbolo di questa vedova. Guardate la profondità della fede di questa vedova: ha creduto al profeta di Dio, e alla sua parola e successivamente ha creduto alla provvidenza di Dio. Così divenne per lei fonte di benedizione. Alla fine, leggiamo: " La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì ".

Il messaggio di questa settimana, quindi, è di confidare nella provvidenza del Signore e credere nella Sua parola.

Allo stesso tempo, questo evento era una prefigurazione di un'altra realtà. Il pane e l'olio sono simboli di realtà sacramentali senza fine. Nella nuova alleanza riceviamo il sacramento dell'Eucaristia, che si fa da un pugno di farina, offerta prima dell'Ultima Cena, e durerà fino alla fine del mondo. L'olio è l'olio santo nei sacramenti del battesimo, della cresima, del sacramento dell'ordinazione e dell'unzione degli infermi. Tutti quegli oli sgorgano dalla passione di Cristo. Certo, l'olio dell'unzione sgorga dall'offerta di Gesù che fu frantumato nel frantoio di ogni supplizio che ebbe inizio nell'Orto di Getsemani, in ebraico significa frantoio, e termina sulla cima del Calvario. E quell'olio sacramentale, che ci guarisce, che ci dà la vita, che porta il sacerdozio e che ci conforma a Cristo mediante il battesimo e la cresima, ed è in un certo senso molto abbondante; Non finiranno mai. Si rinnovano costantemente nella chiesa ogni anno alla messa crismale, che viene celebrata nel giorno in cui commemoriamo l'ultima cena del nostro Signore Gesù Cristo.

 Quindi si può dire che quello che accadde a Sarèpta fu un evento profetico dell'infinita abbondanza della vita sacramentale della Chiesa. Come Elia diede la vita naturale alla vedova con l'olio e il pane dell'Antico Testamento, oggi Cristo dona la vita soprannaturale alla sua sposa, la Chiesa, attraverso il pane infinito dell'Eucaristia e dell'olio sacramentale. Non dobbiamo temere che il pane e l'olio che Gesù ci dà finiscano prima che vengano i nuovi cieli e la terra, proprio come il pane e l'olio di sarèpta non finiscono finché non piove.

Carissimi, qui possiamo vedere un Dio che agisce come ciascuno di noi dovrebbe fare. Cioè un Dio che era disposto a sacrificare tutto ciò che aveva, il suo Figlio unigenito, per noi, come la vedova obbedì alle parole di Elia, così il Figlio di Dio, Gesù, obbedì alle parole di Dio Padre. Per questo abbiamo ricevuto la grazia eterna.

Quando ho capito Dio in questo modo, ho detto inconsapevolmente nel mio cuore, come dice il salmista: “Beato il popolo che possiede questi beni: beato il popolo che ha il Signore come Dio. Certo che siamo benedetti nel conoscere e adorare questo Dio. Allora perché non possiamo ancora credere pienamente in Lui? Perché non possiamo ancora credere alle Sue promesse? Allo stesso tempo ricordiamo che tutti noi che siamo riuniti qui adesso stiamo facendo una grande offerta. Ogni domenica quando andiamo alla messa facciamo lo stesso. L’offerta del tempo, la nostra vita. Perché io penso che non bastino per noi 24 ore per vivere una giornata in questo mondo così densa. Quindi facciamo questa offerta con grande gioia credendo nel Signore come la vedova di Sarèpta, perché la nostra offerta porti anche alla grazia eterna che è la vita eterna, a contemplare il volto del Signore per sempre. 

Sia lodato Gesù Cristo. 

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