Il vangelo di oggi inizia così: “In quei giorni…”. Questo significa che nei giorni subito dopo l’annunciazione o non appena il verbo si è fatto carne, o Dio si è fatto uomo, Maria si alza e va in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Guardate il viaggio: da Nàzaret a Giuda. Nàzaret è una città verde molto fertile. D’altra parte, la Giuda è montuosa, deserta e terra arida.
Quella fede,
speranza nella parola di Dio annunciata da Gabriele le fanno fare in fretta un
lungo viaggio per visitare la cugina. In quasi tutte le occasioni nella Bibbia
le persone che ricevono positivamente la parola di Dio, ricevono positivamente
il Suo divino amore e agiscono in fretta. Perché? Penso che agendo rapidamente la
ragione umana non ha mai il tempo di pensare diversamente e quindi non supera la
ragione divina. Quindi le letture di oggi ci invitano ad avere fede nella
parola di Dio, invitandoci a leggere e ascoltare.
Il viaggio di
Maria e la sua visita a Elisabetta alludono a uno dei più grandi eventi
dell'Antico Testamento- un importante viaggio compiuto dall'Arca dell'Alleanza.
(2 Sm 6).
Come Maria "parte" per le montagne di Giuda, così Davide sale alle montagne di Giuda per portare l'Arca dell'Alleanza a Gerusalemme (Luca 1:19; 2 Samuel 6:2). Lungo la strada, Davide è in soggezione per la presenza e per il potere di Dio nell'Arca, e dice: "Come può venire a me l'arca del Signore?" Elisabetta dice la stessa cosa: “A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?” (Luke 1:43; 2 Samuel 6:9). Poi l'Arca rimane nella casa di Obed-Edom per tre mesi (2 Sam 6,10-11), dopo di che viene portata a Gerusalemme in una grande processione con gente che esulta e grida in lode di Dio (2 Sm 6,15) e con il re Davide che salta e danza davanti all'Arca del Signore (2 Sam 6,16). Come l'Arca rimane tre mesi nella “casa di Obed-Edom”, così Maria sta tre mesi nella “casa di Zaccaria” (Lc 1,40) (Lc 1,56). Come il popolo accoglie l'Arca nella città con grida e giubilo, così Elisabetta esclama con grande gioia quando saluta Maria (Lc 1,42). Come Davide ha susultato davanti all'Arca cosi Giovanni ha susultato di gioia nel grembo di Elisabetta al saluto di Maria.
Questa
connessione biblica tra Maria e l'Arca dell'Alleanza ha senso. Come l'arca
antica, Maria porta la presenza di Dio nel suo grembo. Come l'Arca custodisce
la manna, così Maria porta nel suo grembo colui che si chiamerà vero Pane di
Vita (cfr Gv 6,48-51). Come l'Arca contiene i Dieci Comandamenti, così Maria
porta colui che è il compimento della Legge (cfr Mt 5,17). E come l'Arca porta
il bastone del sommo sacerdote Aronne, così Maria porta nel suo grembo il vero
Sommo Sacerdote, che offrirà la sua vita sulla Croce per i nostri peccati (cfr
Eb 8,1-7).
La rivelazione biblica
di Maria come nuova Arca dell'Alleanza può anche indicare la sua importanza
nella vita cristiana. Da questa immagine si potrebbero trarre due riflessioni
spirituali. In primo luogo, avvicinarsi all'Arca dell'Alleanza significava
avvicinarsi alla santa presenza di Dio. Gli Israeliti si avvicinarono al
santuario dove risiedeva l'Arca, accampandosi intorno al Tabernacolo che la ospitava
durante il loro viaggio attraverso il deserto e arrivando al Tempio di
Gerusalemme dove in seguito risiedeva per essere adorata. L'Arca non era Dio,
ovviamente, ma svolgeva un ruolo importante quando le persone volevano
avvicinarsi alla presenza del Signore. Allo stesso modo, Maria come nuova Arca
dell'Alleanza aiuta oggi le persone ad avvicinarsi a Dio. Perché attraverso di
lei Dio ha voluto entrare nel mondo. Quanto siamo vicini a Maria tanto possiamo
essere vicini anche a Cristo.
In secondo luogo,
l'Arca dell'antichità fu usata in alcune delle più grandi battaglie di Israele.
l'Arca precedeva gli Israeliti durante il loro viaggio nel deserto verso la
terra promessa. Come la nuova Arca dell'Alleanza, Maria ci precede nelle nostre
battaglie spirituali di oggi, nelle lotte con le nostre debolezze e i nostri
peccati, aiutandoci a ottenere la vittoria attraverso la sua potente
intercessione per noi. Perché lei è la regina che intercede davanti a Cristo, la
sua regalità è evidente anche nel vangelo di oggi. Elisabetta la saluta dicendo
così: “A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?”. “Madre del
mio Signore” ha due significati: madre di re e madre di Dio. Le due invocazioni
sono giuste perché Gesù è Dio e allo stesso tempo un re perché nato nella tribù
di Giuda come discendente di re Davide. Siccome Lui è re Sua Madre è Regina, perché
in Israele la madre di re era regina.
Cosa ci insegna
la regalità di Maria?
Il suo ruolo di
regina è inteso non come privilegio trionfalistico o aristocratico, come spesso
si trova nei regni del mondo, ma è visto nel modo in cui imita il regno di
Cristo attraverso il servizio umile, l'obbedienza a Dio e la fede perseverante.
In ciò conferma di essere una vera "discepola" di Cristo che
sottolinea che la sua missione è il servizio: il Figlio dell'uomo “non è venuto
per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita in riscatto per
molti” (Mt 20,28). In questo modo Maria la prima di coloro che “servendo Cristo
anche negli altri, con umiltà e pazienza” diventa una discepola perfetta.
Così diventa per
noi un esempio da imitare. Come Maria comincia il suo viaggio appena ricevuto
Gesù nel suo grembo così anche noi ricevendo Cristo nel nostro cuore andiamo a
servire i bisognosi. Infatti, dopo la messa quando il sacerdote dice “glorificate
il signore con la vostra vita andate in pace” significa iniziare proprio da qui il
nostro cammino verso la terra montuosa di Giuda, verso la nostra casa. Ecco
iniziamo dalle nostre famiglie, servendo le nostre mamme i papà, i nonni e i parenti
come Maria ha iniziato il suo servizio da sua cugina.
Questo servizio,
la carità, è molto importante. La carità è la manifestazione del nostro amore. Quando
non c’è la carità vuol dire che non c’è l’amore. San Paolo dice: “Se io
parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei
come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita. E se avessi il dono della
profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se
possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non
sarei nulla.” (1 Cor 13:1-2.)
Quindi preghiamo:
Vorrei, Signore, riceverti con la purezza, l’umiltà e la devozione con cui Ti
ricevette la tua Santissima Madre e servirti nei nostri fratelli con la stessa
umiltà. Amen.

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