“Il popolo che
camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in
terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la
letizia.”
Che bella frase per iniziare le letture, perché parla anche della nostra stessa condizione. In mezzo a tutte le difficoltà e sofferenze stiamo aspettando questa luce, Gesù Cristo. Solo Lui dà la vera gioia, anche in mezzo alle difficoltà e al dolore, alla pandemia, alla fuga e all'esilio. Quanto vero è quest'affermazione?
Guardate, il
mondo intero è entusiasta di celebrare questa gioia in diversi modi: fare
regali, preparare dolci, decorare l'albero di Natale ecc. Quando lo facciamo in
effetti proclamiamo ciò che Dio ha fatto per noi.
Avete pensato mai!
perché facciamo regali? Perché Dio si è donato a noi, avvolgendo la sua
divinità nella vera umanità. Perché decoriamo un albero di Natale? Per recuperare
l'albero del paradiso, riaquistato dall'albero del Calvario. Perché sforniamo dolci
speciali? Perché il Messia è venuto per condurci in una terra dove scorre latte
e miele. Ci ha dato “Pane dal cielo, avendo in sé tutta la dolcezza”.
Sono sempre stato
affascinato da una domanda quando ero bambino. Nonostante tutte le altre
religioni intorno a noi, perché solo la nascita di Gesù Cristo conta di più? Trovo
la risposta perché è Dio che si è fatto uomo. Dio si è fatto uomo. È ancora
incomprensibile per molti che Dio possa farsi uomo. Molti ancora lo rifiutano.
Ma Dio si è fatto uomo. Attraverso la sua venuta la storia si divide in “prima
di Cristo e dopo Cristo.”
Perché Dio
dovrebbe farsi uomo? Possiamo dire che è venuto a salvarci riconciliandoci con Lui.
È vero, anche il suo nome "Gesù" significa che “Dio salva”, ma io direi la
risposta non è sufficiente. Dio avrebbe potuto salvare l'umanità semplicemente
dichiarandoci perdonati. Ma non lo ha fatto, ha scelto di farsi uomo e poi si
lascia crocifiggere per dimostrarci che non vuole solo salvarci, ma che anche
ci ama. “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri
amici” (Gv 15:13). Ci ama significa che vuole che lo amiamo in risposta, perché
l'amore è vicendevole. Quindi possiamo dire che Cristo viene nel mondo per
mostrarci come dobbiamo amare il Padre, perché la santità è proprio questo:
rimanere nell'amore con Dio Padre. Ancora direi che la risposta è vero, ma non è
sufficiente.
La risposta più semplice che possiamo dare alla domanda “perché Dio dovrebbe farsi uomo” è per diventare l’Eucaristia.
Questo è molto evidente anche nella sua nascita. È nato in una grotta ed è deposto in una mangiatoia. Nella mangiatoia, incavata nel legno, gli animali potevano mangiare. Tanti Padri della Chiesa vedevano nell'immaginario di Gesù, il bambino, avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia, una specie di profezia di due eventi.
In primo luogo,
le fasce indicano in avanti il sudario in cui il suo corpo sarebbe stato
avvolto dopo la crocifissione. Vedevano anche la mangiatoia come una
prefigurazione del fatto che, morendo, Cristo sarebbe diventato cibo per il
mondo intero. Quindi è una prefigurazione dell'Eucaristia, che Cristo, il
bambino di Betlemme, è cibo per il mondo intero. Anche “Betlemme”, in ebraico,
significa “casa del pane”. Così Gesù, il pane della vita, nasce nella casa del
pane e viene deposto in una mangiatoia per essere cibo per la vita del mondo.
Ancora oggi sull'altare è adagiato avvolto in fasce.
Carissimi, lo
scopo ultimo di Dio che si fa uomo era di diventare l’Eucaristia. Come
otteniamo la vita naturale attraverso la nascita, così attraverso il battesimo,
otteniamo la vita soprannaturale. Come mangiando il pane manteniamo la nostra
vita naturale, così mangiando l'Eucaristia manteniamo la nostra vita divina.
Gesù stesso ha detto: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita
eterna.” (Gv 6:54)
Certo, mangiando
il suo corpo e il suo sangue diventiamo “partecipi della natura divina”.
In altre parole, ci rende partecipi della sua vita divina. Sant'Atanasio
diceva: “il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio” (CCC 460).
Diventiamo
partecipi della natura divina significa che diventiamo partecipi
dell'immortalità di Dio, della bontà di Dio, della vita di Dio, dell'amore di
Dio. Diventiamo partecipi di tutto ciò in modo da diventare davvero figli di
Dio nel figlio. Ed è proprio questo il mistero ultimo del Natale, è il nostro
ingresso nella vita della Trinità. Diventiamo figli nel figlio per poter
adorare il Padre nella potenza dello Spirito Santo ed entrare in quell'“eterno scambio
d'amore” che è la Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo (CCC 221).
Ecco questa è la
gioia, in Cristo abbiamo la vita eterna.
Pertanto, il
Natale trova la sua pienezza solo quando riceviamo la Santa Comunione. Ogni
volta che rifiutiamo la Santa Comunione o ogni volta che decidiamo di non
andare alla messa domenicale, in definitiva rifiutiamo il Natale,
l'incarnazione, lo scopo ultimo del piano di Dio per salvarci. Quindi il Natale
non è una festa stagionale, è un evento che si ripete ogni giorno. Per questo
all'inizio di ogni Santa Messa cantiamo come gli angeli: “Gloria a Dio nell'Alto
dei cieli”.
Un raduno di
angeli è un segno chiaro e inconfondibile della presenza di Dio e del suo
favore. Perciò vediamo gli angeli in tutte le narrative natalizie, perché il loro
compito è di dare gloria e lode a Dio. Quando celebriamo la Santa Messa si radunano
gli angeli intorno all’altare. Perché c’è Gesù, Dio fatto uomo. Quando lo
riceviamo, anche noi verremo accompagnati dagli angeli fino alle nostre case.
Ecco, il Natale non finisce a Betlemme, ma a casa nostra.
Quindi prendiamo la decisione in questo giorno
di Natale: “non ci mancherà mai una Messa domenicale e non mancheremo mai di
ricevere la Santa Comunione, perché il Natale trovi la sua pienezza in ciascuno
di noi”.
Questo è molto importante, perché viviamo in
un periodo di prove, abbiamo delle paure, tristezze. Come possiamo uscirne? Come
possiamo avere la gioia? La Bibbia ci dà la risposta: “Non angustiatevi per
nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con
preghiere, suppliche e ringraziamenti” (Fili 4:6).
Quello che ci
chiede è pregare sempre con ringraziamento. La parola “ringraziamento” in greco
è “Eucaristia”. Allora la preghiera eucaristica è la risposta all'ansia. Quindi
offriamo tutte le nostre condizioni umane all’altare insieme con il pane e il
vino. Infatti, il sacerdote, mescolando il vino con l’acqua dice così: “l’Acqua
unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina che ha voluto assumere
la nostra natura umana.” Ecco per questo Dio si è fatto uomo, per farci unire
con Dio e darci la vera gioia, questa è la pienezza del Natale. Così lasciamo
che la gioia di questo giorno continui per tutta la nostra vita.
Sia Lodato Gesù
Cristo.

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