Stiamo ancora nel periodo di Natale. Le letture del giorno del Natale, se ricordate, raccontavano la storia del mistero del Natale. Oggi invece le letture parlano proprio il mistero del Natale.
Iniziamo con la
gioia del Natale. Celebriamo la gioia del Natale in diversi modi: fare regali,
preparare dolci, decorare l'albero di Natale ecc. Quando lo facciamo in effetti
proclamiamo ciò che Dio ha fatto per noi.
Avete pensato mai!
perché facciamo regali? Perché Dio si è donato a noi, avvolgendo la sua
divinità nella vera umanità. Perché decoriamo un albero di Natale? Per recuperare
l'albero del paradiso, ricavato dall'albero del Calvario. Perché sforniamo dolci
speciali? Perché il Messia è venuto per condurci in una terra dove scorre latte
e miele. Ci ha dato “Pane dal cielo, avendo in sé tutta la dolcezza”.
Sono sempre stato
affascinato da una domanda quando ero bambino. Nonostante tutte le altre
religioni intorno a noi, perché solo la nascita di Gesù Cristo conta di più? Trovo
la risposta perché è Dio che si è fatto uomo. Dio si è fatto uomo. È ancora
incomprensibile per molti che Dio possa farsi uomo. Molti ancora lo rifiutano.
Ma Dio si è fatto uomo. Attraverso la sua venuta la storia si divide in “prima
di Cristo e dopo Cristo.”
Perché Dio
dovrebbe farsi uomo? Possiamo dire che è venuto a salvarci riconciliandoci con Lui.
È vero, anche il suo nome “Gesù” significa che “Dio salva”, ma io direi la
risposta non è sufficiente. Dio avrebbe potuto salvare l'umanità semplicemente
dichiarandoci perdonati. Ma non lo ha fatto, ha scelto di farsi uomo e poi si
lascia crocifiggere per dimostrarci che non vuole solo salvarci, ma che anche
ci ama. “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri
amici” (Gv 15:13). Ci ama significa che vuole che lo amiamo in risposta, perché
l'amore è vicendevole. Quindi possiamo dire che Cristo viene nel mondo per
mostrarci come dobbiamo amare il Padre, perché la santità è proprio questo:
rimanere nell'amore con Dio Padre. Ancora direi che la risposta è vero, ma non è
sufficiente.
La risposta più
semplice che possiamo dare alla domanda “perché Dio dovrebbe farsi uomo” è per
diventare l’Eucaristia.
Questo è molto evidente anche nella sua
nascita. È nato in una grotta ed è deposto in una mangiatoia. Nella mangiatoia,
incavata nel legno, gli animali potevano mangiare. Tanti Padri della Chiesa
vedevano nell'immaginario di Gesù, il bambino, avvolto in fasce e deposto in
una mangiatoia, una specie di profezia di due eventi.
In primo luogo,
le fasce indicano in avanti il sudario in cui il suo corpo sarebbe stato
avvolto dopo la crocifissione. Vedevano anche la mangiatoia come una
prefigurazione del fatto che, morendo, Cristo sarebbe diventato cibo per il
mondo intero. Quindi è una prefigurazione dell'Eucaristia, che Cristo, il
bambino di Betlemme, è cibo per il mondo intero. Anche “Betlemme”, in ebraico,
significa “casa del pane”. Così Gesù, il pane della vita, nasce nella casa del
pane e viene deposto in una mangiatoia per essere cibo per la vita del mondo.
Ancora oggi sull'altare è adagiato avvolto in fasce.
Carissimi, lo
scopo ultimo di Dio che si fa uomo era di diventare l’Eucaristia. Come
otteniamo la vita naturale attraverso la nascita, così attraverso il battesimo,
otteniamo la vita soprannaturale. Come mangiando il pane manteniamo la nostra
vita naturale, così mangiando l'Eucaristia manteniamo la nostra vita divina.
Gesù stesso ha detto: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita
eterna.” (Gv 6:54)
Certo, mangiando
il suo corpo e il suo sangue diventiamo “partecipi della natura divina”.
In altre parole, ci rende partecipi della sua vita divina. Sant'Atanasio
diceva: “il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio” (CCC 460).
Diventiamo
partecipi della natura divina significa che diventiamo partecipi
dell'immortalità di Dio, della bontà di Dio, della vita di Dio, dell'amore di
Dio. Diventiamo partecipi di tutto ciò in modo da diventare davvero figli di
Dio nel figlio. Ed è proprio questo il mistero ultimo del Natale, è il nostro
ingresso nella vita della Trinità. Diventiamo figli nel figlio per poter
adorare il Padre nella potenza dello Spirito Santo ed entrare in quell'“eterno
scambio d'amore” che è la Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo
(CCC 221).
Ecco questa è la
gioia, in Cristo abbiamo la vita eterna.
Pertanto, il
Natale trova la sua pienezza solo quando riceviamo la Santa Comunione. Ogni volta
che rifiutiamo la Santa Comunione o ogni volta che decidiamo di non andare alla
messa domenicale, in definitiva rifiutiamo il Natale, l'incarnazione, lo scopo ultimo
del piano di Dio per salvarci. Quindi il Natale non è una festa stagionale, è
un evento che si ripete ogni giorno. Per questo all'inizio di ogni Santa Messa
cantiamo come gli angeli: “Gloria a Dio nell'Alto dei cieli”.
Un raduno di
angeli è un segno chiaro e inconfondibile della presenza di Dio e del suo
favore. Perciò vediamo gli angeli in tutte le narrative natalizie, perché il
loro compito è di dare gloria e lode a Dio. Quando celebriamo la Santa Messa si
radunano gli angeli intorno all’altare. Perché c’è Gesù, Dio fatto uomo. Quando
lo riceviamo, anche noi verremo accompagnati dagli angeli fino alle nostre
case. Ecco, il Natale non finisce a Betlemme, ma a casa nostra.
Quindi prendiamo la decisione nei primi giorni
del nuovo anno: “non ci mancherà mai una Messa domenicale e non mancheremo mai
di ricevere la Santa Comunione, perché il Natale trovi la sua pienezza in
ciascuno di noi”.
Questo è molto importante, perché viviamo in
un periodo di prove, abbiamo delle paure, tristezze. Come possiamo uscirne?
Come possiamo avere la gioia? La Bibbia ci dà la risposta: “Non angustiatevi
per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con
preghiere, suppliche e ringraziamenti” (Fili 4:6).
Quello che ci
chiede è pregare sempre con ringraziamento. La parola “ringraziamento” in greco
è “Eucaristia”. Allora la preghiera eucaristica è la risposta all'ansia. Quindi
offriamo tutte le nostre condizioni umane all’altare insieme con il pane e il
vino. Infatti, il sacerdote, mescolando il vino con l’acqua dice così: “l’Acqua
unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina che ha voluto
assumere la nostra natura umana.” Ecco per questo Dio si è fatto uomo, per
farci unire con Dio e darci la vera gioia, questa è la pienezza del Natale.
Così lasciamo che la gioia di questo giorno continui per tutta la nostra vita.
Sia Lodato Gesù
Cristo.

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