Subito dopo
l'epifania celebriamo il battesimo del Signore. La Liturgia dell'Epifania ha
rivelato il mistero del disegno di Dio che in Gesù tutti i popoli,
simboleggiati dai Magi, sono stati resi “coeredi” delle benedizioni promesse a
Israele. Questa settimana, ci viene mostrato come rivendicare la nostra
eredità.
Quando sentiamo
il battesimo del Signore una domanda può risuonare nei nostri cuori: perché
Gesù, il Figlio di Dio senza peccato, ha ricevuto il "battesimo del
pentimento" destinato ai peccatori?
Gesù ricevette il
battesimo di Giovanni per identificarsi con il suo popolo, il quale, in seguito
alla predicazione di Giovanni, per la prima volta nella storia ebraica si rese
conto dei propri peccati e del proprio bisogno di pentimento. Gli ebrei avevano
la credenza tradizionale che solo i pagani che abbracciavano la religione
ebraica avevano bisogno del battesimo di pentimento, poiché, in quanto popolo
eletto di Dio, la razza ebraica era santa.
Quindi, Gesù non
si sottomette al battesimo di Giovanni come peccatore bisognoso di
purificazione, ma si umilia per passare attraverso le acque del Giordano per
condurre un nuovo “esodo”, aprendo la terra promessa del cielo affinché tutti i
popoli possano ascoltare le parole pronunciate su Gesù, parole un tempo
riservate solo a Israele e al suo re: che ciascuno di noi è un amato figlio o
figlia di Dio. Quindi il battesimo di Gesù ci mostra cosa accade a tutti noi
nel nostro battesimo.
Spiccano due
cose: il cielo si è aperto e poi si sente una voce.
Il “cielo si è
aperto” può essere inteso sia in modo naturale che soprannaturale: una rottura
tra le nuvole ma anche una nuova apertura di accesso al regno di Dio.
Attraverso il battesimo entriamo anche in un nuovo regno.
In secondo luogo,
la voce: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento.”
questa affermazione del Padre fa eco a diversi passi importanti della Scrittura.
(1) “Abramo, Prendi
tuo figlio, il tuo unigenito che ami” (Gen 22:2). Questa è l'introduzione al
racconto del sacrificio di Isacco, in cui Isacco è chiamato tre volte il
“figlio prediletto”. Questa allusione mostra Gesù come un nuovo Isacco, il
Figlio prediletto che si sacrificherà sul monte santo per amore di Dio e del
Padre suo.
(2) “Tu sei mio
figlio, io oggi ti ho generato” (Ps 2:7). Questo è l'inno reale di
incoronazione che il nuovo re doveva recitare mentre saliva al trono. È
un'affermazione del patto davidico, con il quale ogni erede al trono ha avuto
il privilegio di un rapporto filiale (figlio) di Dio che ha promesso: “Io sarò
suo padre ed egli sarà mio figlio” (2 Sam 7,14). Questo implica che Gesù è il
Figlio di Davide, l'erede al trono d'Israele. Infatti, il battesimo comprende
la cerimonia di lavaggio e unzione con la quale ogni figlio di Davide ha segnato
l'inizio del suo regno. Ecco perché poco dopo il battesimo, Gesù inizia a predicare,
“Il regno di Dio è arrivato”. In effetti, lo è perché ha iniziato il suo regno
regale.
(3) Isaia 42:1
“Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho
posto il mio spirito su di lui”. I brani mostrano che Gesù è il misterioso
“servo sofferente” di Isaia, che è segnato dallo Spirito di Dio, viene ad
annunziare la buona novella ai poveri (Is 61,1-2), soffrirà e morirà per
redimere molti (Is 52,13 –53:12).
Gesù è il
compimento di tutta l'attesa dell’Antico Testamento: il nuovo Isacco, il nuovo
Davide e il Servo sofferente. Ciò significa che attraverso il battesimo anche
noi diventiamo i figli e le figlie amati da Dio e diventiamo anche sacerdote, re
e profeta.
Chi è un sacerdote?
Un sacerdote è qualcuno che prega e compie sacrifici a favore del popolo. È
qualcuno che prega Dio a nome del popolo ed è un mediatore tra l'umanità e la
divinità. Quindi, come sacerdoti, dobbiamo essere persone di preghiera,
soprattutto di intercessione per il bene degli altri. Quando qualcuno dice “potresti
pregare per me”, in un certo senso sta risvegliando la nostra identità di
sacerdote che può intercedere in suo favore davanti a Dio. Perciò, come
genitori, pregate regolarmente per i vostri figli? Intercedete per loro? Figli,
pregate per i vostri genitori? Mariti, pregate per le vostre mogli? Mogli
pregate per i vostri mariti? Questo è un obbligo sacerdotale che tutti abbiamo.
E come sacerdoti
offriamo regolarmente sacrifici? Ora potreste dubitare, mi spiego. C'è una
preghiera fondamentale durante ogni santa messa. Quando i sacerdoti dicono,
subito prima della preghiera sui doni: “pregate fratelli e sorelle perché il
mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio Padre onnipotente”, non stanno
dicendo di pregare per il loro sacrificio che stanno offrendo in modo univoco,
ma per il loro e il vostro. In altre parole, tutte le persone a messa si
uniscono al sacrificio del sacerdote che è unito al grande sacrificio di Cristo
stesso al Padre. Quindi il punto è che tutti i presenti alla messa esercitano
il loro sacerdozio. Ecco perché è meraviglioso che poco prima facciamo le
offerte. Perché stiamo sacrificando qualcosa del mio per il bene degli altri, esprimiamo
un atto sacerdotale nella donazione che diamo. Quindi non dobbiamo stare
lontano dalla fonte e dal culmine della vita cristiana che è la messa. È allora
che il nostro sacerdozio è pienamente espresso.
Il secondo è la
regalità. Nel battesimo diventiamo re. Siamo chiamati a custodire noi stessi e
coloro che ci sono soggetti dai nemici, della povertà e dalle ingiustizie.
Povertà non solo dei soldi ma anche d’amore e di verità. Tante volte i cani
della nostra casa mangiano bene, anzi, troppo che i bambini poveri che non
hanno i genitori. Lo stesso riguarda ingiustizia. Pensiamo che un gatto nero porta
fortuna a casa e invece un uomo nero? Quale è il nostro atteggiamento verso
questi? Dove la dignità umana? E poi chi sono i nostri nemici? Ira, avarizia,
invidia, superbia, gola, accidia, lussuria. Dobbiamo eliminarli. Quello che vorrei
dire è che dobbiamo assumere una padronanza su noi stessi. Se in noi ci sono
tutti i tipi di desideri, impulsi e tendenze contrastanti, allora non ci
muoveremo efficacemente verso il regno di Dio, ma se prendiamo il controllo
della nostra vita in modo tale da poter ordinare la mente, la volontà, le
passioni, la vita privata e la vita pubblica tutte nella direzione di Dio,
allora abbiamo una sovranità e un'autorità regale su di noi, e questo tra
l'altro ci permetterà di diventare re molto efficaci nei confronti di coloro
che ci circondano. Non significa quindi che dobbiamo eliminare tutti in una
volta, no, non possiamo vincere mai. Ma dobbiamo prendere un nemico alla volta,
in modo da poterli eliminare completamente dalle nostre vite. Ricordate che il
primo re d'Israele fu rimosso dal suo trono perché non aveva eliminato
completamente i suoi nemici. Quindi eliminarli completamente è molto
importante.
Terzo, siamo
profeti. Il profeta è qualcuno che pronuncia le parole di Dio. Ciò significa
che non pronunci i tuoi pensieri ma le parole di Dio. Ci sono così tanti
profeti nella Bibbia che Dio chiama a parlare a suo nome. Geremia dice, “signore
non scegliere me, sono troppo giovane”, ma il Signore dice: “non dire che sei
troppo giovane, profeta delle nazioni ti ho costituito”. Isaia dice “io sono un
uomo dalle labbra impure” e il Signore purifica le sue labbra e poi Isaia dice “mandami
a parlare e a predicare”. Anche noi possiamo essere giovani impuri, ma siamo
anche profeti perché siamo battezzati. Allora dobbiamo pronunciare le parole di
Dio. Chiediamoci: leggiamo la parola di
Dio? Parliamo pubblicamente della nostra fede? Facciamo sapere agli altri che
siamo orgogliosamente cattolici e che esprimiamo la fede. Questo fa parte della
profezia.
Carissimi,
rinnoviamo oggi il nostro battesimo e chiediamo la grazia di Dio per compiere
la nostra missione di sacerdoti, re e profeti.
Sia lodato Gesù Cristo!

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