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La chiesa che ondeggia

Il vangelo di oggi è molto ricco di tanti simboli che rivelano il piano di Dio per il Suo regno.

Il vangelo inizia così: “la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio”. Sappiamo che la parola di Dio è spirito e vita. Ovunque sia proclamato onestamente, la gente si accalcherà. Mi dà la convinzione che dovrei migliorare per diventare un altro Cristo per annunciare le sue parole con il Suo amore e il Suo zelo.

Ora guardate il modo in cui Gesù sceglie di insegnare alla folla. Sale in una barca, che era di Simone, e lo prega di scostarsi un poco da terra. Che cosa stupida da fare, poiché è più facile sedersi su una barca a riva e insegnare, piuttosto che insegnare su una barca galleggiante! Quindi, Gesù non sta cercando la sua convenienza nell’insegnare alla folla, ma vuole comunicare qualcosa di più profondo. Vale a dire, la barca di Pietro, che Gesù ha detto di scostarla da terra, è un simbolo della Chiesa che è affidata a Pietro e ai suoi successori. È da lì che Cristo insegna. Notiamo che non sta raccontando storie o facendo sermoni eloquenti, piuttosto insegna. In definitiva, come esseri umani, ciò che dobbiamo avere è il desiderio di ascoltare e studiare la parola di Dio. Studiamola dal cuore della Chiesa, dalla barca di Pietro, non da qualche altra parte. Quella barca potrebbe ondeggiare nel vento e le onde potrebbero colpire con forza. Ma è lì che Cristo siede e insegna.

La settimana scorsa abbiamo visto che Gesù è stato rigettato dal suo popolo. Ma d'altra parte, oggi vediamo una comunità assetata di ascoltare le Sue parole. Un uomo di più di 30 anni, non sposato, che va in giro predicando che il regno di Dio, non è solo diverso, ma è folle nella società ebraica. Ma le persone si accalcano per ascoltare le parole anche quando chi lo conosce molto bene lo ha respinto.

Le parole di Gesù possono sembrare sciocche a prima vista, ma bisogna imitare Pietro, un pescatore professionista, che sa dove e quando gettare la rete, che obbedisce semplicemente alle istruzioni di un falegname.

Guardate le condizioni. Il momento migliore della pesca è la notte e durante il giorno si puliscono le reti per il prossimo pescato. Pietro stesso dice che hanno faticato tutta la notte ma non hanno pescato nulla; quindi, Gesù chiede di gettare la rete a coloro che sono stanchi e frustrati dopo una notte di lavoro inutile. Pietro avrebbe disprezzato il comando di Gesù. Perché tutte le condizioni sono contro la pesca: la stanchezza, il giorno, non un buon momento per pescare, il calore del sole, la rete semi pulita e persino il rumore della folla che spaventa i pesci.

Ma credono completamente alla parola di Gesù e gettano la rete. Li ha resi testimoni del miracolo. Qui c’è un'altra cosa da notare. Sebbene vediamo solo Pietro che esprime fede, il fatto è che anche i suoi compagni sono rimasti con lui. Tutti coloro che erano con Pietro avrebbero potuto contrastarlo dicendo tutte le condizioni contrarie alla pesca, ma non lo fanno. Se si fossero opposti a lui la pesca non sarebbe stata possibile, perché la pesca non è qualcosa che si può fare da soli. Perciò, sono innegabili la fede, l'obbedienza e il consenso di tutti coloro che erano lì con Pietro.

Carissimi, questa è la chiesa. È attraverso la fede, l'obbedienza e la comunione che ogni missione verrà realizzata, e possiamo assistere ai miracoli. Questo è ciò che deve esistere realmente nella nostra famiglia, nelle nostre parrocchie e nelle nostre diocesi. Della prima comunità cristiana si dice che “tutti i credenti hanno un cuore solo e un'anima sola” (At 4,32). Dunque, il miracolo più grande non è quello della pesca abbondante ma la fede che Pietro e la sua compagnia hanno espresso credendo ciecamente in un falegname, Gesù, e gli hanno obbedito. Spesso pensiamo che la fede arrivi quando vediamo miracoli, ma è proprio il contrario. I miracoli vengono dalla fede.

Se guardiamo a questa vicenda da un altro punto di vista, vediamo che è stato il tentativo fallito di Pietro nella notte che lo ha portato a incontrare Gesù. Quindi, un fallimento è la porta per un altro inizio inaspettato. Quando si tratta di frustrazioni, difficoltà o destini inattesi nelle nostre vite, possiamo reagire in due modi: bestemmiando cadiamo nelle cattive abitudini o nelle cattive compagnie, oppure ascoltiamo le parole di Cristo. Il primo ci distrugge e il secondo cambia la nostra vita come quella di Pietro.

Inoltre, in Pietro vediamo una resa totale, un sacrificio. Pietro nonostante la sua stanchezza decide di lavorare di nuovo. Crediamo che chi va in chiesa perché è sano e capace, e prega perché ha tempo per pregare o per leggere la parola di Dio, compia un sacrificio, ma chiunque può farlo. Se qualcuno trova il tempo per pregare e per leggere la Parola di Dio o per andare in chiesa anche se non ha tempo, o anche se non è sano, quello è un vero sacrificio. È alla fine di un tale sacrificio che assistiamo al miracolo e sperimentiamo Dio. Solo allora ci rendiamo conto di non esserne degni. La perspicacia e l'acclamazione di Pietro, “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore” giunge al termine di tale sottomissione. Ma dalla risposta di Cristo a Pietro è chiaro che la parola di Dio non è la parola di schiavitù che ci spinge a vivere nel senso del peccato. Piuttosto, ci incoraggia e ci autorizza a vivere una vita migliore.

Anche la prima lettura di oggi lo chiarisce. Sebbene l'esperienza di Dio abbia fatto conoscere a Isaia la sua indegnità, Dio lo rafforza ponendogli sulle labbra un carbone ardente dall'altare. Quanto è bello, no? quanto è misericordioso il nostro Dio. Se questa era solo una visione di Dio per Isaia, per noi una realtà che accade ogni giorno. Perché in ogni santa messa un carbone ardente viene messo sulle nostre labbra dall'altare, come si fa per Isaia. Quel carbone ardente è la Santa Eucaristia, il fuoco del Sacro Cuore di Gesù, che rimuove i nostri peccati veniali e ci rafforza. Dunque, il nostro Dio ci ha invitato a cose così grandi.

Allora chiunque lo riceve, riceve anche un compito come Isaia. Solo allora la nostra esperienza di Dio sarà completa. Al termine della Santa Messa il sacerdote dice, in latino, Ite, Missa est significa “Andate siete inviati”. Da dove a dove? Dal cielo alla terra. Sì, senza dubbio. Siamo in cielo nella Santa Messa. Nella prima lettura la visione celeste di Isaia vediamo un tempio fumoso e angeli che acclamano Santo, Santo, Santo. Notate cosa succede alla Messa. Dopo la preghiera sulle offerte il sacerdote inizia il prefazio dicendo: “in alto i nostri cuori”. Allora il popolo di Dio risponde: “sono rivolti al Signore”. Queste non sono parole figurative, perché da quel momento in poi entriamo in cielo. Non appena il prefazio conclude così “uniti ai cori degli angeli proclamiamo esultanti la tua lode” noi iniziamo cantare “Santo, Santo, Santo”. Di solito in quel momento il chierichetto con l'incenso viene davanti all'altare. Così siamo proprio al cielo. 

Allora, il cielo non è qualcosa da realizzare. È già presente. È il regno di Dio di cui parla Cristo. Ma raggiunge la sua pienezza solo nell'ultimo giorno. Quella realtà del cielo che sperimentiamo qui in questo mondo nella Chiesa. Quando il sacerdote dice andate in pace, significa uscire da questa esperienza del cielo per costruire di conseguenza la nostra vita quotidiana, e condividere l'esperienza di quel regno di Dio con gli altri. Questo è il nostro compito.

In un certo senso, è con il vangelo di oggi che si instaura il regno di Dio e si cominciano a formare gli apostoli che lo devono guidare. Questo campo di addestramento degli apostoli si conclude con un'altra pesca miracolosa avvenuta dopo la risurrezione di Gesù, raccontata nel vangelo di Giovanni. Lì troviamo Gesù seduto con pane e fuoco di brace. Il fuoco è stato acceso da Cristo solo per servire la colazione che non è altro che la santa comunione. Alla fine, Gesù chiede a Pietro di pascere i suoi agnelli.

Carissimi, dunque, la Chiesa una, santa e cattolica, affidata a Pietro, non è istituita dagli uomini, ma da Dio stesso. Fu Cristo che formò i suoi vicari. Fu Lui che mise la barca a galla sulle acque. Possa la sua Parola darci coraggio e forza per mantenere la fede in Cristo, per testimoniare il regno di Dio. Possa il fuoco dell'amore di Cristo ardere nei nostri cuori. 

Amen


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