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I misteri nascosti sulle rive di Tiberiade

 


Il Vangelo di oggi è molto profondo e ricco di tanti simboli. Non è sbagliato dire che questo Vangelo ci aiuta a comprendere i sacramenti.

L'evento di oggi si svolge sulle rive di Tiberìade. 7 discepoli stanno andando a pescare, e i nomi di 5 di loro sono rivelati mentre i nomi di due discepoli non sono menzionati. Possiamo indovinare uno dei discepoli senza nome perché il Vangelo dice di lui che era il discepolo che Gesù amava. Da questo possiamo capire che si trattava di Giovanni.

I sette discepoli rappresentano i sette sacramenti. In tal caso, i due discepoli senza nome rappresentano probabilmente i sacramenti del matrimonio/sacerdozio che devono essere scelti da un uomo. Il discepolo amato da Gesù rappresenta il sacramento del matrimonio perché il matrimonio è un sacramento in cui l'amore è fondamentale. Questo discepolo per primo riconosce Cristo. Ciò significa che Cristo viene prima identificato nella famiglia formata dal sacramento del matrimonio. È lì che le radici della fede si sviluppano per prime, perché la famiglia è un riflesso di Dio. “Dio nel suo mistero più profondo non è una solitudine, ma una famiglia, poiché ha in sé la paternità, la filiazione e l'essenza della famiglia, che è l'amore”.

Ora sappiamo che nella Scrittura la pesca è un'espressione metaforica dell'opera missionaria della Chiesa, inoltre rivela le opere e la potenza dei sacramenti. I discepoli hanno faticato tutta la notte, ma non hanno pescato nulla. Al mattino ascoltano la voce di Cristo, gettano le reti e trovano la rete piena di pesci. Vale a dire che i sacramenti non sono opere umane, ma opere di Cristo. Non sono ciò che gli esseri umani fanno per Dio, ma ciò che Dio fa per gli esseri umani. Non sono automatici o magici, ma sono davvero potenti. I sacramenti sono 'potenze che escono' dal Corpo di Cristo. Anche se esteriormente i sacramenti sembrano semplici opere umane, sono i segni visibili della realtà invisibile. Senza la parola di Dio e la sua presenza, i sacramenti diventerebbero puro spettacolo o opere sterili.

Ora hanno 153 pesci grossi. Qui 153 sta per il numero di specie di pesci conosciute nel mondo greco a quel tempo, è un segno che la salvezza portata da Cristo è per tutti. Il Vangelo testimonia che nonostante i pesci fossero tanti, la rete non si è strappata. Sì, le reti dell'amore e della grazia non si spezzeranno mai. Piu aumenta il carico, più la rete si rinforza.

Cristo è colui che getta la rete di questo amore e di questa grazia. Sceglie gli apostoli e nomina Pietro come loro capo affinché continui la pesca fruttuosa. Oggi papa Francesco, successore di Pietro, getta la rete di questo amore e attira molti a Cristo. La rete dell'amore e della grazia di Cristo è la migliore disponibile in questo mondo.

Evangelista Giovanni usa tre parole diverse in greco per indicare il pesce in questo brano in ogni punto della storia. Nel versetto 5, usa la parola προσφάγιον (prosphagion), un termine generico che significa “cibo”, per riferirsi a pesci che vagano per le acque e non sono ancora nelle reti. Nel versetto 6, quando i pesci sono nelle reti, vengono chiamati ἰχθύων (ichthyōn). Infine, nei versetti 9 e 13, quando Gesù offre un pasto a base di pane e pesce ai discepoli, usa la parola ὀψαρίων (opsariōn). La stessa parola usata insieme al pane si ritrova ovunque nella Bibbia in Giovanni capitolo 6 nel contesto della scena eucaristica della moltiplicazione dei pani e dei pesci. L'uso di vari termini ci dice che i sacramenti trasformano gli esseri umani, mediante il battesimo diventiamo “figli di Dio” e attraverso la Santa Eucaristia diventiamo partecipi alla natura divina. Sì, i sacramenti ci portano a nuove realtà.

Quindi come gli apostoli tirano la rete e scendono a terra così sacramenti ci portano sulle rive di Cristo.

Sulle rive vedono Gesù in piedi con un fuoco di carbone, pesci e pane. Invita i suoi discepoli a fare colazione, che significa la Santa Comunione preparata per tutti. Allora possiamo chiedere perché Gesù rivela potenza dei sacramenti nel contesto della Santa Eucaristia. C'è solo una risposta. Tutti gli altri sacramenti sono opere di Gesù Cristo, ma l'Eucaristia è Cristo stesso: corpo, sangue, anima e divinità. Per questo l'Eucaristia è il sacramento dei sacramenti, ed “è fonte e culmine della vita cristiana” (CCC 1324). “Tutti gli altri sacramenti”, diceva san Tommaso d'Aquino, “sono ordinati ad esso come al loro fine”.

Vorrei concludere dicendo un'ultima cosa che riguarda Pietro. Sebbene i sette discepoli rappresentino i sette sacramenti, Pietro rappresenta anche ciascuno di noi. Il suo atteggiamento cambia proprio come cambiano le parole per i pesci nel Vangelo. Appena si accorge che è Cristo, si mette il mantello e si tuffa in mare. Questo è ciò che accade per la prima volta quando Cristo, il vero Sole, viene nella nostra vita. Iniziamo a vedere i nostri difetti. Nella Genesi, Adamo, quando si accorge di essere nudo, si nasconde da Dio, ma quando Pietro si rende conto della sua peccaminosità, si avvicina a Cristo. Questo è il potere dei sacramenti. Queste sono le grandi opere che Dio ha stabilito per avvicinare noi peccatori a Cristo. Sebbene siamo peccatori, ci invita alla sua presenza. Questo è ciò che vediamo in tutti i Vangeli. Cristo condivide i pasti con i peccatori.

Infatti, pur essendo indegni peccatori, Egli ci raccoglie attorno a Sé, condivide i pasti e la sua stessa vita con noi.

Gesù, prima di fare colazione con i suoi discepoli, chiede loro solo una cosa: “porta del pesce da quello che avete pescato”. Questo elemento ci ricorda che c'è un'offerta sacrificale che ci viene richiesta quando partecipiamo all'Eucaristia. Non è che Gesù abbia bisogno del pesce in più, piuttosto Gesù offre il pasto come una condivisione di vite, un'unione con il Suo sacrificio da dare come un'offerta eterna gradita al Padre, attraverso, con e nel Figlio. Questo momento in cui i discepoli portano del pesce è un simbolo del Rito Offertorio ad ogni Messa, quando siamo invitati a fare un'offerta sacrificale della nostra vita a Dio affinché possiamo trasformarci con il pane e il vino per diventare il Corpo di Cristo sulla terra e testimoni di Gesù nel mondo.

E infine, la domanda di Gesù: “Mi ami, Simone Figlio di Giona?” vuole indagare la profondità del suo sacrificio. Questa è una domanda per ognuno di noi. La domanda non è se ti fidi di me o ti iscrivi al mio insegnamento, ma mi ami? Il sacrificio è possibile solo se c'è amore. Essere un cristiano significa crescere in questa offerta di sé.

Sì, il cristianesimo non è una filosofia, non si tratta di aderire a idee astratte. Non è un insieme di principi. Il cristianesimo, invece, è un rapporto con una persona. È il rapporto d'amore con Cristo. Quindi preghiamo perché tutti possiamo essere trasformati ed uniti nel Suo amore e nel Suo sacrificio.

Sia lodato Gesù Cristo!

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