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L'Ascensione di Gesù al Cielo

La solennità dell'Ascensione di Gesù al cielo è il culmine dei misteri pasquali. Quando la comprendiamo bene ne possiamo capire il beneficio che Gesù ci ha ottenuto. In particolare, ci chiediamo quale sia oggi il nostro guadagno per un sacrificio che Gesù ha compiuto oltre duemila anni fa.  

Per capire ascoltiamo la parte importante del vangelo di oggi. “Gesù li condusse verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio”.

La prima chiave per capire questo mistero è il gesto di alzare le mani perché è un'azione sacerdotale. Nel libro del Levitico 9:22 troviamo la famosa benedizione del sommo sacerdote di Aronne, fratello di Mosè, il primo sommo sacerdote di Israele.

“Aronne, alzate le mani verso il popolo, lo benedisse; poi discese, dopo aver compiuto il sacrificio per il peccato, l'olocausto e i sacrifici di comunione”.

Quindi, Aronne offre il sacrificio, poi scende dall'altare, alza le mani e benedice il popolo. Qui c'è sia somiglianza che dissomiglianza tra Gesù e Aronne. Gesù, come Aronne, ha appena offerto il sacrificio di se stesso sulla croce, e alza le mani per benedire gli Apostoli. Ma invece di scendere dall’altare, sale in cielo, nel santuario celeste.

Perché è salito in cielo se è davvero risorto dai morti? Sarebbe potuto rimanere sulla terra e fare l'evangelizzazione invece di chiedere ai discepoli di farlo. Nessuno, tranne Lui, è più competente.

Per capirlo andiamo alla seconda lettura di oggi, dalla Lettera agli Ebrei. Dice: “Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore”. (Eb 9:14)

Per capire questo, dobbiamo capire prima il significato di tempio nell'Antico Testamento. La prima cosa è che il tempio terreno era la copia del tempio celeste. Si compone di tre parti, la parte più interna è conosciuta come santo dei santi dove solo il sommo sacerdote può entrare solo una volta all'anno, nel giorno dell'espiazione. Porta nel santuario il sangue dell’agnello scarificato per la remissione dei peccati del popolo. Quindi quello che racconta la seconda lettera è che nel giorno dell'Ascensione, Gesù entra nel Tempio celeste (il santuario celeste non fatto con le mani) per offrire il sacrificio di se stesso al Padre per tutta l'eternità.

Molte volte quando pensiamo al sacrificio di Cristo pensiamo solo al Calvario, dove versa il suo sangue e la sua vita sulla croce. Senza alcun dubbio questo è il sacrificio supremo. Potremmo anche pensare all'Ultima Cena, nella quale effonde il suo corpo e il suo sangue sotto l'apparenza di pane e vino. E anche questo è una parte essenziale del mistero pasquale. Ma dimentichiamo che il sacrificio terreno che Gesù inizia nel cenacolo e porta al culmine sul Calvario, non finisce lì. Ma nella sua risurrezione dai morti e poi nella sua ascensione al Cielo, Gesù prende il suo corpo, che è crocifisso e risorto ma ha ancora le ferite, e porta quella natura umana, quel corpo glorificato nel santuario celeste dove si offre in sacrificio al Padre, non nel tempo, ma nell'eternità, non in terra, ma in Cielo.

Così Gesù sulla terra compie l’antica festa della Pasqua e il sacrificio dell'agnello pasquale, ma nell'Ascensione al cielo Gesù compie il Giorno dell'Espiazione, quando il sommo sacerdote entra una volta all'anno nel Santo dei Santi per offrire un sacrificio di espiazione per i peccati del popolo d'Israele, per i peccati di quell'anno. Gesù invece entra nel santuario celeste non anno dopo anno, ma una volta per sempre. Quindi l'Ascensione è una parte essenziale del mistero pasquale, perché prende l'evento storico della Passione e lo porta nell'eternità.

Quando comprendiamo questo, impariamo come l'uno e unico Eterno Sacrificio di Cristo, che ha avuto luogo sul Calvario duemila anni fa, sarà di beneficio per noi che viviamo nel 21° secolo, e come diventerà il Sacrificio per noi, perché nell'Ascensione Cristo prende quel sacrificio storico accaduto oltre 2000 anni fa e lo porta nell'eternità, dove non è più vincolato dallo spazio, e dal tempo. E quel sacrificio, quell'unico sacrificio, può ora essere reso presente su ogni altare nel mondo ogni volta che viene offerta l'Eucaristia. Quando un sacerdote offre il Sacrificio della Messa, non sta risacrificando Gesù. No, Gesù non viene più sacrificato, la Messa è una partecipazione terrena all'unico sacrificio che ora è nell'eternità attraverso il mistero dell'Ascensione. Ed è per questo che ogni sacerdote sulla terra che offre il sacrificio dell'Eucaristia partecipa realmente all'unico eterno sacerdozio di Gesù Cristo, nostro sommo sacerdote, in Cielo.

Ecco perché diciamo che la messa è un paradiso in terra. Ecco perché la seconda lettura ci ricorda ancora una volta che abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù. Quindi carissimi, il cristianesimo non è un mito, non è un'idea utopica a venire. Piuttosto, è una realtà che può essere vissuta oggi e completata domani.

Ecco perché i discepoli furono felicissimi quando Gesù li lasciò. Perché l'ingresso di Cristo in cielo nella natura umana è anche la nostra elevazione. Perché la Chiesa è il corpo mistico di Cristo. Se Cristo, il capo della Chiesa, è entrato in cielo, allora come corpo possiamo entrare anche noi, perché dove sarà il capo lì sarà anche il corpo. Noi, che siamo battezzati, siamo incorporati nel corpo di Cristo dallo Spirito Santo, e ora possiamo ascendere dov'è Lui. Sì, la scala che Giacobbe il Patriarca ha sognato migliaia di anni fa nel libro della Genesi è Cristo.

Ma spesso viviamo in vari tipi di paura e di odio, non conoscendo le benedizioni che abbiamo ricevuto attraverso Cristo. Cristo non è asceso al cielo per una vita simile; perciò, San Paolo dice: “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti” (Fil 4:6). Qui la parola "ringraziamenti" nel testo originale in greco è "eucaristia". Vuol dire che la preghiera eucaristia è la soluzione per tutte le angosce. Quindi con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura, manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza. 

Sia lodato Gesù Cristo.

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