La terza domenica
di Avvento è celebrata come domenica Gaudete. Significa domenica della gioia.
La risposta data dal Vangelo di oggi alla domanda su cosa da gioia all'uomo è
la fede.
La settimana
scorsa abbiamo meditato sulla virtù della speranza rivelata da Giovanni
Battista che ha proclamato con voce ferma presso il fiume Giordano il
compimento delle attese ebraiche. Oggi meditiamo sulla fede che si rivela
attraverso lo stesso Giovanni Battista.
La vita del
Battista ci stupisce. Una persona piena di Spirito Santo, che attendeva
l'arrivo del Regno di Dio. Conosceva molto bene il compimento delle sacre
Scritture e della sua missione, di conseguenza ha impostato la sua vita e perfino
il suo vestito. Ha indicato Cristo al mondo. Ha testimoniato la verità. Non ha
esitato a denunciare l'errore del re. Ma dopo, quando è stato imprigionato,
anche lo zelante Giovanni Battista affronta una crisi di fede nella sua vita.
Una parte
dell'oracolo di Isaia che abbiamo letto nella prima lettura della settimana
scorsa era la seguente: “Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà
decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà
decisioni eque per gli umili della terra.”
Giovanni, che
sapeva che era venuto il Messia e che erano giunti i giorni buoni attesi, i
giorni del regno di Dio, avrebbe creduto fermamente che giustizia sarebbe stata
fatta per lui. Ma quando capisce che il Messia non si comporta secondo le sue
aspettative, Giovanni Battista manda i suoi discepoli da Gesù e gli chiede:
"Sei tu colui che deve venire? O dobbiamo aspettare qualcun altro?"
Giovanni Battista
ci rivela una crisi di fede che può capitare a tutti noi nella nostra vita.
Troppo spesso dubitiamo di Dio, specialmente quando siamo intrappolati nella
prigione del dolore, del dispiacere e del fallimento. Non importa quanto
virtuosa sia la vita, come esseri umani c'è un limite ai nostri pensieri e alle
nostre aspettative. L'importante è non limitare Dio nei nostri desideri e nelle
nostre visioni.
Tale esperienza è
accaduta nella vita di molti santi, un'esperienza nel deserto. Sentire che le
nostre preghiere sono vane, sentirsi isolati in un deserto desolato, come un
viaggio senza una meta, sentirsi impotenti e non sapere cosa fare. Giovanni
insegna che la risposta a tutto è rivolgersi a Cristo. Manda i suoi discepoli
da Gesù per conoscere la risposta. Giovanni non ha nascosto la sua mancanza, non
ha concluso che i suoi pensieri fossero corretti. Invece si è presentato
davanti a Dio ponendo la domanda. Quando c'è una crisi nella nostra vita di
fede, invece di pensare che ciò che crediamo sia giusto ed entrare in un'altra
vita, dovremmo avere un atteggiamento così umile e aperto.
Adesso guardate
come risponde Gesù, non incolpa. Allo stesso tempo, non dice direttamente sì o
no. Ma dice di andare e di riferire a Giovanni quello che vedono e sentono.
Andate e
raccontate ciò che vedete e ascoltate, significa annunciare ciò che Cristo dice
e ciò che Cristo fa. Qui dobbiamo prestare attenzione. Gesù non dice di
raccontare ciò che qualcuno fa o dice di Lui, ma ciò che Cristo dice e fa. Chi
parla di Cristo e chi imita le sue azioni può sbagliare. Perciò, quello che
Cristo ha detto e fatto deve essere proclamato. A questo anche noi dobbiamo
prestare attenzione. Come possiamo ascoltare direttamente da Gesù? Basta
ascoltare i messaggeri. Guardate cosa fa Giovanni Battista. Lui manda i suoi
discepoli. Quindi i mediatori tra Cristo e Giovanni sono due persone. Giovanni
in carcere, infatti, rappresenta ciascuno di noi che siamo incarcerati a vario
titolo e i discepoli inviati a Gesù rappresentano il ministero sacerdotale, i
portatori del vangelo tra Cristo e gli uomini. È a loro che Cristo dice di
andare a dire a Giovanni ciò che sentono e vedono.
“I ciechi
riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi
odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo.”
Infatti, queste
sono le opere che Dio ha fatto nell'Antico Testamento. In altre parole, Gesù
rivela di non essere solo un uomo, un messia, un liberatore fisico di Israele,
un maestro o un profeta, ma è veramente Dio stesso, perfetto uomo e perfetto
Dio allo stesso tempo. Questo è qualcosa di importante. La settimana scorsa ho
chiesto ad alcuni studenti del catechismo alcune domande perché venite al
catechismo, chi è Gesù e perché dobbiamo essere cristiano? Mi hanno risposto
che Gesù è una persona che insegnato come dobbiamo comportare. Essere cristiano
è per imparare la buona condotta. Ascoltate bene, fare la buona condotta non
deve essere un cristiano anche un musulmano o buddhista perfino un ateo può
fare. Ma Dio si è fatto uomo per farci dei, così possiamo avere la vita eterna,
la stessa vita di Dio.
Quindi,
carissimi, la nostra fede non è riferita a un Guru, la nostra fede è in Cristo,
il Dio incarnato. È il Dio che può far fiorire i nostri deserti.
Ecco perché
l'apostolo Paolo disse: “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità
esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti”
(Fili 4:6). Qui, la parola ringraziamento, nel testo greco originale è “eucharistein”,
significa che la preghiera eucaristica è la risposta a tutte le nostre
preoccupazioni. Questo ci dà la vera gioia no? Perché c’è una soluzione per le
nostre preoccupazioni. Nella Santa Messa non solo ascoltiamo Gesù ma Lo
accogliamo. Quindi la nostra partecipazione attiva all'Eucaristia è essenziale.
Perché
l'Eucaristia diventa così importante? Dio si è fatto uomo per salvarci donando
la sua vita eterna. La Santa Comunione è istituita per renderlo possibile. La
vita eterna che otteniamo nel battesimo è nutrita attraverso la Santa Eucaristia.
È anche chiaro
dal vangelo di oggi che nessuno è costretto a credere in Cristo, nemmeno il suo
parente Giovanni Battista. E così ha fatto la Chiesa per secoli. Nessuno è
obbligato a credere. Ma la Chiesa predica ininterrottamente la parola di Dio.
Perché la parola
di Dio è così importante? C'è solo una ragione, è la Parola di Dio che semina
il seme della fede, il seme della gioia, il seme del cambiamento nel cuore
umano. Ricordiamo ciò che disse l'apostolo Paolo: “La fede viene dall'ascolto e
l'ascolto riguarda la parola di Cristo” (Rm 10:17).
Spesso la fede è pensata
come credenza nell'inaffidabile, ma non è così. Ogni studente deve iniziare ad
apprendere fidandosi dell'insegnante fino a quando non sa da solo ciò che gli è
stato insegnato. L'insegnante qui testimonia la conoscenza intellettuale.
Questo è ciò che riguarda la fede umana. Ma la fede spirituale riguarda cose
che non possono essere viste con gli occhi, relative a Dio e al cielo. Chi ci
testimonia queste cose? Dio stesso deve darci testimonianza, perché solo Lui
conosce e vede Dio e il cielo e solo Lui deve rivelarli. Le Sacre Scritture
contengono le rivelazioni di Dio. Dio è vero e non ci ingannerà. Ecco perché le
Scritture rimangono il fondamento della fede. La non conoscenza della sacra
scrittura è la causa principale della nostra ignoranza di Cristo oggi. Quindi
lasciamo che la parola sia predicata.
Se permettiamo
alla Parola di Dio di cadere come pioggia e alla Santa Eucaristia di cadere
come rugiada, non c'è dubbio che i fiori dell'amore e della pace sbocceranno in
ogni arido cuore. Quindi dedichiamo più tempo a conoscere Cristo, la Parola che
si è fatta carne, in questo periodo natalizio. Lasciamo che i nostri dubbi e la
nostra pigrizia spirituale ci portino ad aumentare la fede.
Sia lodato Gesù
Cristo!


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